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19 Giugno, 2024

Sinistri stradali: onere della prova a carico delle parti e consulenza tecnica d’ufficio

CASS. CIV., SEZ. III, ORDINANZA 7 SETTEMBRE 2023, N. 26048

Onus probandi incumbit ei qui dicit”: chi vuol far valere un diritto in giudizio ha l’onere di provarne i fatti costitutivi, così come sancito dall’articolo 2697 del Codice civile.

Tale principio trova applicazione nell’ambito dei sinistri stradali, ove al fine di ottenere il risarcimento dei danni è preventivamente necessario dimostrare l’an, ovvero l’effettiva verifica e le modalità di accadimento dell’evento e il quantum, ovvero la corretta quantificazione dell’importo preteso.

Accade tuttavia sovente, nel corso di un giudizio, di incorrere nell’errore di invocare la Consulenza Tecnica d’Ufficio al fine di rimettere l’accertamento dei diritti vantati all’attività del consulente. Invero, la CTU pur inserendosi nel novero degli elementi acquisiti nella fase istruttoria, non rappresenta un mezzo di prova in senso proprio, sostanziandosi invece in uno strumento di ausilio e di supporto nella valutazione di fatti già provati dalle parti, per cui si rendano necessarie conoscenze e/o nozioni tecniche non in possesso dell’organo giudicante.

Il consulente può confermare o meno le prove prodotte da una parte, ma mai fungere da mezzo di acquisizione di prove. La richiesta di disporre lo strumento di cui all’articolo 61 c.p.c. può trovare accoglimento solo previo adempimento dell’onere probatorio da parte del richiedente. È quindi del tutto legittimo, se non addirittura doveroso, il diniego del giudice nel caso in cui la predetta richiesta sia diretta all’accertamento di circostanze dedotte ma non provate.

Quanto anzidetto trova conferma nella recente ordinanza n. 26048 del 7 settembre 2023, con cui la Corte di Cassazione, terza sezione, ha stabilito che: “La CTU non può avere carattere esplorativo, cioè non può servire per colmare le lacune probatorie della parte su cui grava l’onere probatorio; la consulenza tecnica d’ufficio, in particolare, non è mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze; deriva da quanto precede, quindi, che il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, e non può trovare ingresso in causa, qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati”.

Conformi all’ordinanza della Suprema Corte: sentenza del Tribunale di Napoli, n. 11102/2023 pubblicata in data 04.12.2023 e sentenza del Giudice di pace di Ariano Irpino n. 492/2023 pubblicata in data 7.11.2023.

Avv. Benedetta Piatanesi – Associate presso Legalade STA A.R.L.